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Questo blog non è egocentrico,
non è autoreferenziale, non si piange
addosso, non è perduto nella
contemplazione del proprio
ombelico (o peggio).
Questo blog ambisce a fare,
nei limiti delle proprie possibilità,
quello che una volta si chiamava
critica della cultura, e che poi
è diventato riserva di caccia
di sedicenti esperti e autentici fumisti.
Questo blog è aperto al
contributo di chiunque:
portateci un moscerino,
ne ricaveremo un elefante.


 

Diario | inviata in un Altro Mondo |
 
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20 giugno 2006

Verso il referendum costituzionale (3)

Come sapete, il nostro Parlamento è bicamerale, composto da Camera dei Deputati e dal Senato. Si tratta di un bicameralismo perfetto, dove cioè su tutte le materie la competenza è di entrambe le camere. Analogo, per es., è il sistema francese.

La scelta bicamerale non è per nulla necessaria. Illustri costituzioni del passato (come quella, bellissima, della Repubblica Romana del 1849: vedetela in http://www.cronologia.it/storia/a1849b.htm) e del presente (come quella inglese) prevedono un Parlamento, di diritto o di fatto, monocamerale. Ma il bicameralismo perfetto e il monocameralismo condividono un obiettivo e un pregio: sono sistemi chiari, coerenti ed efficienti.

Ecco il testo vigente dell’articolo 70 della Costituzione:

" La funzione legislativa è esercitata collettivamente dalle due Camere.".

Vedete adesso il prodotto dei nuovi Padri coscritti:

Art. 14.

(Formazione delle leggi)

1. L’articolo 70 della Costituzione [14] è sostituito dal seguente:

"Art. 70. – La Camera dei deputati esamina i disegni di legge concernenti le materie di cui all’articolo 117, secondo comma, fatto salvo quanto previsto dal terzo comma del presente articolo. Dopo l’approvazione da parte della Camera, a tali disegni di legge il Senato federale della Repubblica, entro trenta giorni, può proporre modifiche, sulle quali la Camera decide in via definitiva. I termini sono ridotti alla metà per i disegni di legge di conversione dei decreti-legge.

Il Senato federale della Repubblica esamina i disegni di legge concernenti la determinazione dei princìpi fondamentali nelle materie di cui all’articolo 117, terzo comma, fatto salvo quanto previsto dal terzo comma del presente articolo. Dopo l’approvazione da parte del Senato, a tali disegni di legge la Camera dei deputati, entro trenta giorni, può proporre modifiche, sulle quali il Senato decide in via definitiva. I termini sono ridotti alla metà per i disegni di legge di conversione dei decreti-legge.
La funzione legislativa dello Stato è esercitata collettivamente dalle due Camere per l’esame dei disegni di legge concernenti le materie di cui all’articolo 117, secondo comma, lettere m) e p), e 119, l’esercizio delle funzioni di cui all’articolo 120, secondo comma, il sistema di elezione della Camera dei deputati e per il Senato federale della Repubblica, nonché nei casi in cui la Costituzione rinvia espressamente alla legge dello Stato o alla legge della Repubblica, di cui agli articoli 117, commi quinto e nono, 118, commi secondo e quinto, 122, primo comma, 125, 132, secondo comma, e 133, secondo comma. Se un disegno di legge non è approvato dalle due Camere nel medesimo testo i Presidenti delle due Camere possono convocare, d’intesa tra di loro, una commissione, composta da trenta deputati e da trenta senatori, secondo il criterio di proporzionalità rispetto alla composizione delle due Camere, incaricata di proporre un testo unificato da sottoporre al voto finale delle due Assemblee. I Presidenti delle Camere stabiliscono i termini per l’elaborazione del testo e per le votazioni delle due Assemblee.
Qualora il Governo ritenga che proprie modifiche a un disegno di legge, sottoposto all’esame del Senato federale della Repubblica ai sensi del secondo comma, siano essenziali per l’attuazione del suo programma approvato dalla Camera dei deputati, ovvero per la tutela delle finalità di cui all’articolo 120, secondo comma, il Presidente della Repubblica, verificati i presupposti costituzionali, può autorizzare il Primo ministro ad esporne le motivazioni al Senato, che decide entro trenta giorni. Se tali modifiche non sono accolte dal Senato, il disegno di legge è trasmesso alla Camera che decide in via definitiva a maggioranza assoluta dei suoi componenti sulle modifiche proposte.
L’autorizzazione da parte del Presidente della Repubblica di cui al quarto comma può avere ad oggetto esclusivamente le modifiche proposte dal Governo ed approvate dalla Camera dei deputati ai sensi del secondo periodo del secondo comma.
I Presidenti del Senato federale della Repubblica e della Camera dei deputati, d’intesa tra di loro, decidono le eventuali questioni di competenza tra le due Camere, sollevate secondo le norme dei rispettivi regolamenti, in ordine all’esercizio della funzione legislativa. I Presidenti possono deferire la decisione ad un comitato paritetico, composto da quattro deputati e da quattro senatori, designati dai rispettivi Presidenti. La decisione dei Presidenti o del comitato non è sindacabile in alcuna sede. I Presidenti delle Camere, d’intesa tra di loro, su proposta del comitato, stabiliscono sulla base di norme previste dai rispettivi regolamenti i criteri generali secondo i quali un disegno di legge non può contenere disposizioni relative a materie per cui si dovrebbero applicare procedimenti diversi
".

Con la riforma, la tipologia delle leggi statali, da una che era, si quadruplica. Vi saranno infatti:

• leggi che può emanare solo la Camera

• leggi che può emanare solo il Senato

• leggi che debbono essere emanate assieme da Senato e Camera

• leggi che, pur essendo di competenza del Senato, su richiesta del Primo Ministro possono essere sottoposte alla Camera in caso di rigetto del Senato,

per non parlare della oscura ed anomala ipotesi di commissione paritetica, che per alcuni costituzionalisti rappresenta una inaudita ipotesi di “terza camera del Parlamento”.

Questa pletora di competenze normative si riflette su tutta la tipologia di normazione statale: infatti, vi saranno decreti legge e decreti legislativi delegati che riprodurranno le quattro descritte tipologie di competenze normative. Sicché ci saranno, per es., decreti legge di competenza del Senato, altri di competenza della Camera, altri di competenza mista, altri che il Primo Ministro può spostare dalla camera alta alla camera bassa… E se aggiungiamo, come è necessario, che il nuovo art. 117, che stabilisce il riparto di competenza per materia, è una delle norme più cervellotiche e sconclusionate che si siano mai lette o scritte, anche per il problema (che affronteremo un’altra volta) della dialettica Stato/Regioni, la conclusione è solo una: con la riforma, il 90% del tempo del Parlamento sarà assorbito dalla risoluzione dei conflitti di competenza tra Camera e Senato, tra Parlamento e Regioni, tra Primo Ministro e Parlamento, tra Governo e  Regioni e chi più ne ha più ne metta.




permalink | inviato da il 20/6/2006 alle 14:23 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (26) | Versione per la stampa
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